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Anna lo sa.
Sa che la mattina è il momento migliore della giornata, perché tutto può ancora succedere. Sa che diventare grandi è una fatica, ma ne vale la pena. Sa che avere degli amici è bello, che bisogna coltivarseli e sa anche quando piove merda, si può sempre immaginare di avere un ombrello bello grosso sulla testa.
E se proprio neanche questo funziona, una bella preghiera e si va tutti a letto sereni.

E’ un’eroina Anna, e lo sa.
E dà consigli a destra e a manca, intreccia fiori e inventa romanzi, studia geometria e impasta torte tutto con il busto ben eretto, con la treccia stretta dietro la schiena e fila via per tute le 398 pagine del libro senza fare un plissè.

Mi è piaciuta, Anna. Mi piacciono i libri che semplificano le cose, che mettono l’infinito non lontanissimo, ma dietro casa, dopo lo steccato della fattoria, e mettono un paio di pagine dalla lacrima più tragica al riso migliore.
Perché alla fine anche la vita è così, magari poi uno diventa grande e vede che anche a pregare le cose da sole non si risolvono, ma va bene. La vita è così, si va avanti a cucci e spintoni e se di tanto in tanto arriva Anna a semplificare, a prenderti per mano e a dirti “Guarda che c’è un altro capitolo, che poi si va avanti” ecco, non è poi così male.

Adesso, un paio di perle:

“Sono proprio affamata, stamattina” annunciò, sedendosi al posto indicatole da Marilla “Il mondo non mi sembra più un deserto di solitudine come ieri sera. Forse dipende da questo bel sole; però a me piacciono anche le mattine di pioggia. Tutti i tipi di mattine sono interessanti, a mio parere. Non si può mai sapere quello che accadrà durante il resto della giornata e c’è tanto spazio per la fantasia. Comunque, in una mattina assolata siamo più inclini alla sopportazione. E credo che io avrò molte cose da sopportare, oggi. Mi piace immaginare di essere una persona forte che supera eroicamente i dispiaceri, ma poi non mi piace doverli sopportare davvero. Non è d’accordo con me?”

“Lo so che sono una grande tribolazione per te, Marilla” Disse Anna, mortificata “Faccio errori di continuo, è vero. Ma poi penso a tutti quelli che non ho commesso e mi tranquillizzo un poco”.

Mentre scrivevo queste massime di vita che Anna tira fuori ancora prima di arrivare alle scuole medie, mi è venuto in mente perché non regalerò mai questo libro ad una bimba: perché Anna ce la fa, ride e corre, ma alla fine toglie via la corona dalla testa, abbassa lo sguardo e rimane una donna, che fa da grande quello che le dicono di fare, che brilla per l’intelligenza ma la accartoccia via per la morale, che alla fine, quando deve prendere il volo, si allaccia attorno alla vita un bel grembiule, lo lega stretto, e si mette a tirare la sfoglia e ravvivare il camino, sperando in qualcuno che arrivi per cena.