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Caro Fabio Geda,
sono una tua lettrice dai tempi degli adolescenti taglienti e mezzo rumeni, ti ho pagato una rata della yaris regalando “l’esatta sequenza dei gesti” a tutti gli educatori di mia conoscenza (e, fidati, sono un bel numero), ho pianto tanto con i coccodrilli e quindi
Caro Fabio Geda,
ti scrivo per dirti che questo libro oggi lo riporto in biblioteca così com’è, con un biglietto del regionale per Modena stabile a pagina 153 perché ieri mi hanno chiamato per il secondo sollecito, l’ho preso in prestito per le vacanze di natale, è il 18 febbraio, caro fabio geda, vedi anche tu che bisogna dirselo in faccia: ‘sto libro non ce la faccio proprio a finirlo.
Ci sono due belle storie dentro, davvero, bravo, hai fatto i compiti: la storia del ragazzino “normale” con una fantasia brillante e poi la storia del nonno “originale” con una fantasia ferita, scartavetrata che si incontrano. C’è una bella città sullo sfondo, ci sono anche un paio di storie d’amore, ci sono delle immagini davvero azzeccate e scintillanti (scene in cui c’entrano i laghi e tutto). Insomma, davvero, non so dire cosa manca.
Forse manca lo stupore. Il ragazzino racconta la storia che è già grande e sa già tutto, racconta di se stesso come se fosse un film, come se stesse spiegando al vicino di casa perchè alla fine, dopo tante, ha scelto una villetta a schiera perchè sai, coi tempi che corrono meglio stare un po’ per conto proprio, i condomini, poi hanno sempre delle spese alte, non hai mai finito di fare i lavori, poi chissà chi ti capita di fianco e così.
Scusa, Fabio, sto divagando.
Io ti stimo, te voojobbene perchè sì ggiovane e vai avanti a scrivere, perciò ecco, ti volevo dire, la prossima volta che scrivi un libro, prova a crederci un po’ di più in quello che stai facendo, prova a metterci un po’ di mercoledì pomeriggio con lo sciopero degli autobus, un po’ di fila al CUP, un po’ di cose che ti sono successe per davvero, come avevi fatto con gli altri libri. Oppure mettici qualcosa di bellissimo, o di bruttissimo, ma qualcosa che davvero ti prenda la pancia e il cuore e io tornerò a crederti, a credere alla tua scrittura che sì, è vero, vieni dalla Holden, ma a me piaceva e ci credevo parecchio.
Caro Fabio Geda,
torna a scrivere di cose che ci sei dentro fino al collo e io tornerò a pagarti non solo le rate della yaris, ma anche la revisione e quattro gomme da neve che in questo periodo fan sempre comodo.

Con affetto,
Potaci